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La fatica esistenziale dei più piccoli
Così scrive B. Simmons, interprete sommo della fatica esistenziale dei bambini:
“Mi è venuto in mente, un po’ di tempo fa, che molti, a un certo momento dell’infanzia, non ce la fanno più. Le aspettative nei loro confronti sono talmente esagerate e le loro forze talmente inadeguate, che la realtà diviene inaccettabile. Il bambino o la bambina, a questo punto, è di fronte a un conflitto che molti vedono come conflitto tra vivere o morire. Il bambino , da una parte , sa che, se vuole sopravvivere, deve sacrificare sé stesso (se ti adegui alla famiglia, alle sue regole, alle sue aspettative, devi lasciare te stesso, la tua natura, i tuoi desideri, i tuoi bisogni); dall’altra sa che sopravvivere come bambino gli è impossibile perché non è autosufficiente né emotivamente , né economicamente“.
(Simmons 1992)

Analisi Transazionale infantile
“L’Analisi Transazionale infantile è arte sottile. Essa implica e prevede raffinatezza, ricchezza intuitiva e acuta comprensione dell’aspetto relazionale rispetto al bambino, alla famiglia e all’ambiente. Sulle delicate spalle di ogni cucciolo è appollaiato tutto intero il suo albero genealogico. Ogni vicenda di bambino ha intricate radici che affondano lontano, spesso nel male oscuro di vicende familiari irrisolte”.
(D. Munari Poda, 2009)

Imparare a camminare sul filo
“Ho vissuto un tempo fragile, ho imparato un nuovo abbecedario. Ho sperimentato equilibri diversi, sentendomi spesso sul filo.”
(Dolores Munari Poda, 2017)

Dilemmi d'Amore
"Perché vuoi che io sia come vuoi tu, se sei venuta da me perché sono esattamente come sono?"
(Mon roi, il mio Re- Maiwenn Le Besco, 2015)

Il compito che ogni bambino si pone
" Il compito che un bambino si pone è di scoprire cosa veramente intendono dire i genitori. Questo lo aiuta a conservare il loro amore o almeno la loro protezione e, nelle situazioni difficili, a garantirgli la semplice sopravvivenza.
Al di là di questo, il bambino ama i genitori e la massima aspirazione della sua vita è di soddisfarli (se glielo permetteranno), ma per poter fare questo deve sapere cosa veramente vogliono”.
(Eric Berne)

Non c'è dialogo se non lascia in noi qualcosa
“Non c’è dialogo se non ha lasciato in noi qualcosa:
qualcosa che ha cambiato, per un attimo,
il nostro modo di essere e di pensare:
qualcosa che ha creato argini all’angoscia e alla disperazione,
e ha ridato ali alla speranza:
qualcosa che ha segnato una traccia nella memoria:
qualcosa che magari,
non ci era mai capitato di rivivere”.
(Ernesto Borgna)

Effetti benefici della psicoterapia
La ricerca ha dimostrato come la psicoterapia sia in grado di contribuire ad un ripristino dei normali livelli di cortisolo, all’aumento dei livelli di serotonina, alla riduzione dell’attività dell’amigdala, al rafforzamento della connessione tra amigdala e pfc e di ristabilire apprezzabili livelli di attività nell’ippocampo (Sharpley, 2010).
Le scoperte delle neuroscienze sembrano indicare che la psicoterapia sia in grado di promuovere una migliore integrazione neuronale, il raggiungimento di livelli ottimali nella produzione di neurotrasmettitori associati al benessere e di supportare la creazione di nuove connessioni sinaptiche.
La psicoterapia può dunque essere vista come un rifornimento di ambiente relazionale capace di promuovere una plasticità neuronale ottimale.
“Gli psicoterapeuti sono neuroscienziati applicati che creano ambienti di apprendimento per l’individuo progettati su misura e arricchiti, capaci di aumentare il funzionamento cerebrale e la salute mentale” (Cozolino, 2010, p.341 ed. orig.).

Il concetto di guarigione
in psicoterapia
(di Giuseppe Passambrone)
Eric Berne, fondatore dell’Analisi Transazionale, sottolinea ripetutamente nei suoi libri che il compito del terapeuta analitico-transazionale è quello di guarire il paziente e non di accontentarsi di “aiutarlo a fare progressi”.
Scrive Berne: “…ciascun essere umano nasce principe o principessa; le prime esperienze convincono alcuni di loro che sono dei ranocchi, e il resto dello sviluppo patologico discende da ciò.
(…) Date queste premesse, ci sono due tipi di obiettivi terapeutici. Il primo cerca di ottenere una cosa chiamata miglioramento, o progresso, il che in effetti significa far stare meglio i ranocchi; il secondo tende a curare, o guarire, che significa togliersi la pelle del ranocchio e intraprendere nuovamente lo sviluppo interrotto del principe o della principessa. L’Analisi Transazionale mira alla seconda cosa.
(…) Il paziente impara per dura esperienza che il progresso non è sufficiente, che la sola cosa che gli darà risultati permanenti e soddisfacenti è star bene, il che significa riassumere la propria appartenenza alla razza umana. Per il terapeuta, si tratta fondamentalmente di dargli il permesso di farlo” . (E. Berne, Principi di terapia di gruppo, 1966).
Secondo altri autori (Ian Stewart- Vann Joines), comunque venga definita la guarigione dal copione, raramente essa rappresenta un evento che si manifesta una volta per tutte. Molto più frequentemente, guarire significa apprendere progressivamente ad esercitare nuove scelte.
“Ogniqualvolta una persona effettua un cambiamento significativo nel proprio copione, prova di solito un’ebrezza naturale per poche settimane e mesi. Poi, dopo un po’, spesso ritorna a usare il vecchio comportamento. E’ come se una parte di essa volesse vedere se c’è ancora qualcosa di buono nel vecchio comportamento. La differenza è che si rende conto di dov’è e non ci rimane molto a lungo. il vecchio comportamento non è più soddisfacente come una volta. Ora la persona ha nuove opzioni, cosicchè ne esce più rapidamente. Ben presto non esercita più nessun richiamo, e la persona lo abbandona del tutto”.
(Ian Stewart, Vann Joines, L’Analisi Transazionale, Guida alla psicologia dei rapporti umani, 1987).
Dott. Giuseppe Passambrone

La magia della stanza d'Analisi
..."Molti bambini hanno troppe case o nessuna casa,
spesso nessun posto caldo per l’anima.
Così, la loro “patria”, per qualche tempo,
è spesso la stanza d’analisi.
Per questo la terapia dei bambini ha bisogno di umiltà, di desiderio di approfondire, di ricercare sempre, di condividere, di amore per la verità e di profondo rispetto."...
(Dolores Munari Poda)
Dall’isolamento all’ansia nei ragazzi, quali sono i campanelli d’allarme?
In Italia 2 milioni di minori con problemi di salute mentale
I consigli ai genitori degli esperti del Bambino Gesù in occasione della giornata mondiale dell’infanzia e adolescenza (Ansa.it Novembre 19, 2024 – News)
Redazione Ansa ROMA – Novembre 19, 2024 – News
Depressione, ritiro sociale, rifiuto scolastico, autolesionismo, ansia, disturbi del comportamento alimentare, ideazione suicidaria. Nel mondo circa 1 adolescente su 7 soffre di un disturbo mentale diagnosticato. In Europa i minori che soffrono di un problema di salute mentale sono più di 11 milioni e circa 2 milioni in Italia. In occasione della giornata mondiale dell’infanzia e dell’adolescenza del 20 novembre, gli esperti dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù indicano i campanelli di allarme a cui prestare attenzione e i consigli per creare un ambiente familiare che favorisca la salute mentale dei figli. “Negli ultimi 10 anni le consulenze neuropsichiatriche presso il pronto soccorso dell’Ospedale sono aumentate del 500%” afferma Stefano Vicari responsabile della neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza del Bambino Gesù.
I campanelli di allarme a cui i genitori devono prestare particolarmente attenzione sono “i cambiamenti, soprattutto quando sono repentini e prolungati nel tempo“. Quando un bambino o un adolescente inizia a presentare segni di malessere psicologico, questi si accompagnano infatti a dei cambiamenti emotivi e comportamentali che possono riguardare il rendimento scolastico, con un repentino peggioramento, la comparsa di difficoltà nel dormire la notte, il peggioramento delle abitudini alimentari (mangiare troppo, mangiare poco, mangiare male), l’abbandono di un’attività sportiva che si praticava con soddisfazione, il ritiro sociale, irritabilità e scontrosità accentuati o un’eccessiva anedonia, cioè la difficoltà a provare piacere per le cose che prima davano piacere. “Ovviamente tutti gli adolescenti di tanto in tanto presentano queste modalità di comportamento – chiarisce Vicari – Ma quando questi atteggiamenti diventano quotidiani, rappresentano un cambiamento evidente rispetto al comportamento abitudinario e durano settimane o mesi, allora è bene chiedere aiuto”. I campanelli di allarme possono essere anche fisici: è il caso dell’autolesionismo, in grande crescita, soprattutto tra i giovani adolescenti (13-14 anni). Anche il repentino ed eccessivo aumento o perdita di peso può essere un segnale che nasconde un disturbo del comportamento alimentare.
Il primo suggerimento è esserci. È importante sia la qualità che la quantità del tempo passato coi propri figli. È importante trovare il tempo anche per stare in silenzio insieme a loro. Non è necessario dirgli costantemente cosa fare e non fare. L’esempio è molto più importante. È importante ascoltarli e vedere cosa fanno. “Per farlo è necessario trovare il tempo – spiega Vicari – È fondamentale garantire una presenza fisica accanto ai propri figli. Altrimenti la comunicazione rischia di diventare prevalentemente funzionale e direttiva: Lavati, studia, metti in ordine, hai preparato la borsa?. Il messaggio che deve passare ai figli è ‘se hai bisogno, io sono qui'”.
Un altro aspetto centrale per creare un ambiente ottimale per i figli è quello di metterli in condizione di costruire relazioni, anche dentro la famiglia. Uno studio che riguarda i minori che sono riusciti ad affrontare meglio il distanziamento sociale e le restrizioni durante il Covid 19 ha dimostrato l’importanza di vivere in una famiglia numerosa, in cui si parla e si gioca, di leggere e fare attività fisica.
Lasciare che il bambino si annoi: la noia non è un elemento negativo. Anzi. Nella vita di tutti i giorni avere del tempo a disposizione per non fare nulla vuol dire favorire la creatività, la fantasia. Immaginare delle cose che nel tempo fittamente organizzato che i figli hanno si fa fatica a trovare.
Impedire l’accesso ai farmaci tenuti in casa. Negli adolescenti il suicidio è la seconda causa di morte. L’ingestione incongrua dei farmaci è infatti il metodo più utilizzato. È quindi fondamentale che i farmaci presenti in casa non siano facilmente raggiungibili tenendoli chiusi a chiave.
Limitare l’accesso ai dispositivi elettronici (computer, smartphone, ecc.) e ai social è un altro elemento che aiuta a prevenire l’insorgenza di possibili problemi psichiatrici. Le dipendenze hanno infatti un ruolo determinante sull’aumento delle patologie psichiatriche. Tutti i tipi di dipendenze, sia quelle da stupefacenti sia quelle da gioco da azzardo. “I bambini oggi iniziano ad usare i cannabinoidi già dalla scuola secondaria di primo grado” racconta Vicari e “circa 1 minore su 3 frequenta le sale scommesse o gioca al gratta e vinci”. La dipendenza da dispositivi elettronici e da internet ha effetti negativi sul cervello, si attivano le stesse aree che si attivano con una dipendenza da sostanze chimiche.
“Nel 2013 crollano i prezzi dei telefonini che diventano più accessibili per tutti – spiega Vicari – I bambini hanno ormai un accesso, spesso senza controllo, a uno strumento fantastico, ma che nasconde grandi insidie. Oggi i minori accedono a molte informazioni, di ogni tipo, tramite internet. A cui di fatto viene delegata, anche inconsapevolmente, una parte della funzione educante che dovrebbe invece essere dei genitori e della scuola”.
Quando i genitori riscontrano alcuni dei campanelli di allarme che potrebbero indicare la presenza di un problema neuropsichiatrico è importante chiedere aiuto. “La cosa importante da sottolineare è che se ne esce – conclude Vicari – Per questo invitiamo i genitori a prestare attenzione ai segnali rivelatori. Ancora oggi esiste un grande stigma, culturale e sociale, a parlare apertamente di disturbi psichiatrici. È invece importante parlarne e chiedere aiuto perché rivolgendosi a chi se ne occupa si può guarire”.



Quando si parla a un bambino…
Il bambino è sensibile a un punto estremo, impressionabile in modo tale che l’adulto dovrebbe sorvegliare tutti gli atti e le parole, perché esse gli rimangono scolpite nella mente.
Maria Montessori
I Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione
Secondo IL DSM-5 I disturbi alimentari sono caratterizzati da comportamenti inerenti l’alimentazione e caratterizzati da un alterato consumo o assorbimento di cibo tali da compromettere significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale, come:
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Eccessiva preoccupazione per il proprio peso corporeo;
-
Eccessiva preoccupazione per la propria forma fisica;
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Diminuzione della assunzione di alimenti;
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Diete;
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Abbuffate;
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Vomito;
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Abuso di diuretici, lassativi o farmaci per dimagrire.
I disturbi alimentari possono inoltre essere caratterizzati da una disregolazione emotiva e da uno scarso controllo degli impulsi.
Quali sono le conseguenze di un disturbo alimentare?
Molte delle persone che soffrono di disturbi alimentari possono avere un tono dell’umore basso o depresso. Molte altre soffrono di ansia associata al cibo, all’alimentazione, a preoccupazioni riguardo al peso e all’immagine corporea. Accade spesso che l’attenzione dei soggetti si focalizzi su queste tematiche, le quali tendono a diventare prevalenti o esclusive rispetto ad altre quali, ad esempio, problemi nelle relazioni o bassa autostima. Diversi studi prevedono che un soggetto anoressico su 5 potrebbe morire, di conseguenza, per inedia o suicidio. Il digiuno, le abbuffate, il vomito auto-indotto, l’abuso di lassativi possono condurre a:
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malattie del sangue;
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malattie dell’apparato gastrointestinale;
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alterazioni dell’equilibrio elettrolitico;
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malattie renali;
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malattie dell’apparato cardiovascolare.
Fattori di rischio dei disturbi alimentari
I principali possono comprendere:
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Fattori medici (alterazione del metabolismo)
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Fattori psicologici (relazioni familiari problematiche, traumi infantili, violenza sessuale, tendenza al perfezionismo, bassa autostima, depressione, stile passivo, etc.)
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Fattori sociali (influenza dei mass-media, esperienze di derisione a causa del proprio aspetto fisico, etc.)
Fattori protettivi
In generale, relazioni genitoriali positive prevengono la ricorrenza o l’insorgenza dei
DCA nella tarda adolescenza e favoriscono la remissione nelle forme ad esordio precoce.
L’équipe terapeutica multidisciplinare
La riabilitazione nutrizionale dei disturbi dell’alimentazione, ad ogni livello di trattamento, si deve svolgere all’interno di un trattamento multidisciplinare integrato, che prevede l’associazione del trattamento psichiatrico/psicoterapeutico con quello nutrizionale. L’intervento multidisciplinare è indicato, in particolare, quando con la psicopatologia del disturbo dell’alimentazione coesiste una condizione di malnutrizione in difetto o in eccesso. Durante il trattamento bisogna costantemente tenere conto del fatto che la malnutrizione e le sue complicanze, se presenti, contribuiscono a mantenere la psicopatologia del disturbo dell’alimentazione e ostacolano il trattamento psichiatrico/psicoterapico e, viceversa, se al recupero del peso e all’eliminazione della restrizione dietetica calorica non si associa un miglioramento della psicopatologia ci sono alte probabilità di ricaduta. Nell’équipe multidisciplinare possono essere incluse in modo variabile, in base al livello di intensità di cura, le seguenti figure professionali: medici (psichiatri/neuropsichiatri infantili, medici con competenze nutrizionali, internisti, pediatri, endocrinologi), dietisti, psicologi, infermieri, educatori professionali, tecnici della riabilitazione psichiatrica e fisioterapisti.
Quali i trattamenti possibili?
“… Il percorso diagnostico-terapeutico-riabilitativo dei pazienti con disturbi alimentari deve sempre includere sia gli aspetti psicologici e psicopatologici, sia quelli clinico-nutrizionali, metabolici e fisici, sia quelli socioambientali, sebbene in misura diversa a seconda dello specifico disturbo alimentare dal quale il paziente è affetto, del differente decorso, della gravità e complessità del quadro clinico e delle varie fasi del percorso. Deve essere basato sulle migliori evidenze disponibili.
Il percorso deve inoltre garantire:
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il coinvolgimento attivo degli utenti e/o dei familiari;
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la gestione specifica per età e disturbo, sia dal punto di vista psicoterapeutico, psichiatrico, neuropsichiatrico infantile, sia internistico, pediatrico e nutrizionale;
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la presenza di ppersonale formato specificamente sui disturbi alimentari;
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il trattamento delle eventuali comorbilita’ e della conseguenze generali del disturbo.
La fatica esistenziale dei più piccoli
Così scrive B. Simmons, interprete sommo della fatica esistenziale dei bambini:
“Mi è venuto in mente, un po’ di tempo fa, che molti, a un certo momento dell’infanzia, non ce la fanno più. Le aspettative nei loro confronti sono talmente esagerate e le loro forze talmente inadeguate, che la realtà diviene inaccettabile. Il bambino o la bambina, a questo punto, è di fronte a un conflitto che molti vedono come conflitto tra vivere o morire. Il bambino , da una parte , sa che, se vuole sopravvivere, deve sacrificare sé stesso (se ti adegui alla famiglia, alle sue regole, alle sue aspettative, devi lasciare te stesso, la tua natura, i tuoi desideri, i tuoi bisogni); dall’altra sa che sopravvivere come bambino gli è impossibile perché non è autosufficiente né emotivamente , né economicamente“.
(Simmons 1992)

Effetti benefici della psicoterapia.
La ricerca ha dimostrato come la psicoterapia sia in grado di contribuire ad un ripristino dei normali livelli di cortisolo, all’aumento dei livelli di serotonina, alla riduzione dell’attività dell’amigdala, al rafforzamento della connessione tra amigdala e pfc e di ristabilire apprezzabili livelli di attività nell’ippocampo (Sharpley, 2010).
Le scoperte delle neuroscienze sembrano indicare che la psicoterapia sia in grado di promuovere una migliore integrazione neuronale, il raggiungimento di livelli ottimali nella produzione di neurotrasmettitori associati al benessere e di supportare la creazione di nuove connessioni sinaptiche.
La psicoterapia può dunque essere vista come un rifornimento di ambiente relazionale capace di promuovere una plasticità neuronale ottimale.
“Gli psicoterapeuti sono neuroscienziati applicati che creano ambienti di apprendimento per l’individuo progettati su misura e arricchiti, capaci di aumentare il funzionamento cerebrale e la salute mentale” (Cozolino, 2010, p.341 ed. orig.).

"Perchè fare una terapia di coppia?"
questo video risponde perfettamente alla domanda...
